Interview with Luna Nuova (Italian Newspaper)

Aprire un ristorante italiano in Inghilterra, a Manchester poi dove la colonia tricolore è ben presente ed i locali ispirati al bel paese non mancano di certo, può sembrare un’idea non proprio originale e dalle possibilità di successo limitate. Perché allora non puntare su un progetto innovativo che al momento non ha praticamente eguali in tutto il Regno Unito. Aprire un pastificio artigianale con annessa trattoria in puro stile “piola piemontese”.

Un sogno che quattro ragazzi appassionati di cucina e con determinazione da vendere, hanno iniziato a coltivare poco più di un anno fa. Ed a fine ottobre del 2015 in 77 Shudehill, nel cuore di Manchester ha aperto i battenti “The Pasta Factory” traduzione più o meno letterale di pastificio. Primo obiettivo centrato per Elisa Cavigliasso, 26 anni, di Villarbasse, nipote dell’ex sindaco Giuseppina, il suo fidanzato Alberto Umoret, 29 anni di Rivalta, Enrico Princi, 30 anni di Rivoli e Paolo Gaudino, 29 anni anche lui di Villarbasse ma ormai trapiantato stabilmente da un paio d’anni all’ombra dell’Old Trafford come preparatore atletico del Manchester United.

Proprio su queste pagine, poco più di un anno fa, aveva raccontato la sua esperienza che lo aveva portato ad approdare alla corte di sir Alex Ferguson. Ed in quell’occasione aveva anche accennato al fatto che, grazie ad un mercato del lavoro decisamente più dinamico rispetto aquello italiano, diversi suoi coetanei si erano messi in contatto con lui ed alcuni di loro, nell’autunno del 2013, avevano anche deciso di fare il grande salto. Tutti e tre con esperienze già maturate in Italia tra bar, pub e ristoranti, non hanno avuto difficoltà a trovare impieghi analoghi nell’ambito della ristorazione d’oltremanica che in questo senso offre molteplici opportunità. Maturando singolarmente esperienze positive e contribuendo al buon andamento dei locali di cui erano alle dipendenze, hanno iniziato a coltivare il progetto di aprire un’attività tutto loro. E dalle chiacchiere nella casa che i quattro ragazzi condividevano, ai primi atti concreti il passo è stato breve.

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A Manchester la comunità italiana e numerosa è ben radicata. Non mancano i tipici locali basati sul classico stereotipo “pizza e spaghetti” spesso gestiti da personaggi che però nel nostro paese non hanno neanche un lontano parente. L’altra faccia dell’italian food è quella rappresentata dai ristoranti per “fighetti” dedicati in particolare ai giovani inglesi appassionati di moda che trovano particolarmente “trendy” frequentare locali di un certo tipo, entusiasti poi di pagare conti da capogiro. E così i quattro intraprendenti ragazzi torinesi decidono di scommettere su una specialità davvero poco conosciuta da quelle parti. «Per noi in Italia è normale, in occasione dei pasti speciali come il pranzo della domenica, andare a comprare la pasta fresca e cucinare a casa - racconta Elisa Cavigliasso - Qui non si trova da nessuna parte: così abbiamo pensato di dare la possibilità ai nostri clienti di poter acquistare la pasta oppure fermarsi ed assaggiare le nostre specialità».

Dalle idee si passa quindi ai progetti concreti sulla scorta di qualche piccola ricerca di mercato. L’ispirazione arriva da un locale simile “Burro e salvia” aperto pochi mesi prima a Londra, guarda caso da due giovani torinesi. Ma l’idea che inizia a farsi sempre più definita è quella di affiancare al pastificio non un ristorantino qualunque ma una vera e propria “piola” piemontese: ad iniziare dall’arredamento per finire con la scelta degli amari. Ad Elisa, Alberto ed Enrico è affidato il compito di documentarsi sull’aspetto prettamente gastronomico dell’impresa, mentre Paolo Gaudino, che bazzica da più tempo tra uffici e burocrazia britannica, si occupa della parte logistica ed amministrativa.

«Non è stato facile trovare un locale adatto - racconta il preparatore atletico dei Red Devils - anche perché da queste parti le attività commerciali vanno forte e per affittare nei posti migliori devi seguire una lista d’attesa». Ma nell’estate dello scorso si arriva ad un punto fermo. The Pasta Factory nascerà all’interno di un vecchio edificio che risale ai primi dell’800 e che per oltre un secolo aveva ospitato una banca. Negli ultimi anni invece vi aveva trovato posto un ristorante coreano. Dal sushi alla bagna caoda il passo è stato breve.

Il 25 ottobre del 2015 il nuovo locale apre i battenti e la risposta della gente è positiva fin dai primi giorni. «All’inizio i clienti erano soprattutto italiani trapiantati a Manchester - raccontano i quattro - ma poi la qualità del cibo ed il passaparola hanno aiutato a fare breccia anche nei gusti degli inglesi». I ruoli in cucina si sono ben presto definiti: Elisa è la chef che studia e realizza ricette piemontesi sulla scorta delle conoscenze tramandate di generazione in generazione della famiglia Cavigliasso. Enrico Princi è ormai diventato il “mago della pasta” e collabora con Elisa nella preparazione e nell’impiattamento delle sue creazioni. Alberto Umoret è responsabile della sala, accoglienza al cliente, spiegazione del menu e della filosofia del posto e decide la parte del menu riferita alle bevande. Paolo Gaudino compensa la sua scarsa propensione ai fornelli, prendendosi cura di tutta la parte amministrativa e legata alla comunicazione: segue i social, tiene i contatti con avvocati, commercialisti, Comune, proprietario del locale, pagamento bollette, stipendi e contabilità. Senza dimenticare il contributo di un altro coetaneo rivolese, Matteo Baricco che ha curato la parte legata alla creazione ed alla diffusione del marchio “The Pasta Factory”. «I primi due mesi di vita del locale sono stati davvero molto positivi - racconta Paolo - anche perché coincidevano con il periodo in cui ristoranti e pub registrano il maggior afflusso di clienti. All’inizio di gennaio c’è stata una leggera flessione ma nelle ultime settimane siamo tornati su buoni livelli. La nostra filosofia non è quella di far ruotare il maggior numero di clienti all’interno del locale. Abbiamo una trentina di coperti ma spieghiamo a chi è a tavola che può restare seduto tutto il tempo che vuole, anche dopo aver consumato il dolce. Magari sorseggiando un San Simone o un Amaro Montenegro».

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Piatto forte del menu sono ovviamente pasta e sughi, che vanno dalle tagliatelle con ragù di cervo ai bucatini con rana pescatrice in salsa di pomodoro. Sfiziosi anche i dessert come i ravioli al cioccolato ripieni di mandorle e amaretti, serviti con crema di arancia e pinoli tostati. Ed il riferimento al Piemonte diventa ancora più evidente quando si passa ai vini. A parte formaggi, salumi e ingredienti vari che arrivano da diversi importatori italiani, i quattro moschettieri di The Pasta Factory sono unici importatori per l’Inghilterra direttamente da Casetta di Vezza d’Alba, mentre il caffè arriva dall’Antica Torrefazione del Centro di Carmagnola e la birra dal birrificio San Paolo di Torino. Atmosfere piemontesi che hanno già ricevuto l’apprezzamento di Matteo Darmian, lombardo di origine ma legato a Torino per aver giocato quattro stagioni nella formazione granata. «È venuto a mangiare da noi è si è trovato molto bene». Avrà consigliato il locale ai suoi compagni del Manchester? «Matteo è un amico, dal modo di vivere e dai gusti molto semplici. Per gli altri mi sa che i nostro conto è fuori target…»

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